Teneri e immaturi

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19 dic Teneri e immaturi

Stanno in gruppo, più sono numerosi e meglio è. Anzi, per essere precisi, nel gruppo si rifugiano. Sbocciano durante la stagione estiva, nel resto dell’anno sono quasi invisibili, rintanati nelle loro scuole, palestre, stanze inaccessibili agli adulti . Li osservi in metropolitana, o passeggiare per strada, o riunirsi davanti ai bar: tutti diversi l’uno dall’altro. Hanno altezze diverse, alcuni sono lunghi e dinoccolati, altri cicciottelli, quasi tutti brufolosi.
Hanno uno stile molto personalizzato, che consente loro di distinguersi gli uni dagli altri, pur mantenendo una ligia uniformità. Hanno tratti distintivi, ma sono inequivocabilmente parte del gruppo che hanno scelto: hanno piercing in posti diversi e di colori diversi, i-pod nelle orecchie, zainetti della stessa marca ma con pins, scritte da pennarello indelebile o pupazzetti di vario genere appesi dietro; si chiamano con dei soprannomi, spesso urlando da una parte all’altra dell’autobus, talvolta usano un vero e proprio linguaggio in codice, ancora una volta per tagliare fuori gli adulti, per delineare il loro territorio, ancora così incerto eppure definito.
Allineati uno accanto all’altro, si mescolano, si abbracciano, si burlano affettuosamente dei loro compagni. Si affacciano sul mondo in cui cercano, faticosamente, di trovare un posto, scavalcando gli sguardi di disapprovazione degli adulti, agli occhi dei quali appaiono arroganti, spavaldi, sgraziati; eppure, sanno essere teneri, insicuri, entusiasti. Pronti a sfidare il mondo e a lanciarsi in esso, a gettare i semi di quello che in potenza diventeranno da grandi.

I fagiolini sono definiti, tecnicamente, i ‘baccelli immaturi del fagiolo’. Eppure sono così ben definiti! Proprio come gli adolescenti: hanno una loro identità, pensieri, idee, ma in questo mondo di adulti che lascia poco o nessuno spazio ai giovani, sono guardati sempre come immaturi incapaci di esprimere un’opinione. D’accordo, non sempre è così, ma allora perché non distinguerli dai fagioli e basta?

Il baccello del fagiolino può variare: è giallo, verde, violaceo. Colori diversi, personalità differenti, ma il filo conduttore c’è, è sempre quello della famiglia delle leguminose originarie dell’America.

(ecco tutte le verdure “importate” da Cristoforo Colombo)

fagiolini-verdure-di-stagioneCrescono su piante nane o rampicanti caratterizzate da radice generalmente non molto profonda. La buccia dei fagiolini è di colore brillante, priva di ammaccature o segni di muffa; quando sono turgidi, è il segnale della loro freschezza. Quando li acquistate, provate a spezzarne uno: se produce un rumore secco, allora va bene! Come fa allo stesso tempo a non venirvi in mente la bellezza dei giovani, così pieni di vita e di salute, scattanti, sorridenti, privi di rughe, di acciacchi o di segni del tempo che passa?

I fagiolini vengono raccolti e consumati insieme con i semi ancora in embrione, ed è per questo che vengono considerati un ortaggio piuttosto che un legume. A differenza di ceci, fave, piselli, non si mangiano solamente i semi, bensì tutto il baccello.

 (qui la scheda completa sui fagiolini)

Sono lì, tutti irregolari. Avete mai provato a metterli in piedi uno accanto all’altro? Non è possibile uniformarli! Una mia amica, una di quelle poco pazienti in cucina, ne afferrava un mucchio, prendeva un paio di forbici e li tagliava di netto da un lato e dall’altro, allineandoli al più corto! Potete immaginare i risultati! I fagiolini vanno lavati accuratamente e poi ripuliti uno per uno delle loro estremità (picciolo e punta). Come i giovani, che vanno coltivati, curati, seguiti e anche assecondati in base alla loro personalità.
In cucina, i fagiolini possono essere utilizzati per svariate ricette: come contorno, lessati, saltati in padella; si utilizzano spesso nelle frittate, nelle torte salate o nei primi piatti. Mai consumarli crudi! Infatti contengono un enzima che disturba la digestione, la cui azione viene annullata dalla cottura. Insomma, un po’ di tempo e pazienza per ottenere buoni risultati!

 

In questa pagina foto di nociveglia (Flickr) e di Rene Cunningham (Flickr)

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