Breve guida alla certificazione biologica

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01 nov Breve guida alla certificazione biologica

L’attenzione verso l’agricoltura biologica è in continua crescita in Italia (e in tutta Europa). A confermarlo c’è anche il supporto pubblico di cui gode il “bio” tra le istituzioni, con in prima fila la Commissione Europea e la sua campagna (un pò vintage?) “good for nature, good for you”.

Resta da chiedersi: come mai il cibo biologico – presentato fino a pochi anni fa come nicchia per ristretti estimatori (o élite?) – è diventato più recentemente una presenza così comune negli italici carrelli della spesa?

Un fenomeno simile, che alcuni definiscono (erroneamente) come una moda, è certamente radicato nella crescente attenzione da parte dei consumatori verso la qualità del cibo, intesa innanzitutto come esigenza di salute e sicurezza alimentare. Se dopotutto è vero che noi siamo ciò che mangiamo, affidarsi ai cibi biologici è riconosciuto da molti come una forma di tutela del benessere personale, oltre che dei più generali benefici collettivi in termini ambientali e sociali.

 

Biologico dove sei?

biologico_UE_tavolaPer quanto rapido, lo sviluppo del “bio” non è stato tuttavia automatico bensì è stato accompagnato da una crescente richiesta di informazioni da parte di quei consumatori per i quali la qualità del cibo deve essere sempre garantita e tracciata. È così che si è consolidato il legame tra il valore del cibo e la sua origine, con il fiorire – ad esempio – delle etichettature italiane legate agli ambiti territoriali (es. DOCG).

La stessa esigenza di riconoscibilità dei prodotti si è registrata con l’agricoltura biologica, rispondendo alla necessità di ottenere (o recuperare) un rapporto di fiducia con il cibo e con chi lo produce e vende. Nel caso questo non possa realizzarsi direttamente, ad esempio attraverso i “farmers’ markets” o i GAS – gruppi di acquisto solidale, si rende allora necessario intervenire dall’alto, ovvero per mezzo di una certificazione con standard riconosciuti e condivisi, per cui siano le stesse imprese alimentari a fornire al consumatore le informazioni utili sui prodotti. Si giunge in questo modo allo sviluppo della certificazione e etichettatura dei prodotti biologici, sia su base volontaria (con l’obiettivo aziendale di dimostrare e pubblicizzare le qualità riconosciute di un prodotto) sia regolamentata (ovvero resa obbligatoria per effetto della regolamentazione in vigore).

Tuttavia, con le diverse offerte che sugli scaffali presentano etichette e brand più o meno verdi (più o meno garantiti), resta la difficoltà dei consumatori ad orientarsi e ad identificare la linea di demarcazione tra marketing, responsabilità sociale d’impresa e obblighi di legge. Sono queste le motivazioni per cui si sono succeduti negli anni diversi interventi legislativi a livello nazionale e europeo, con l’obiettivo dichiarato di una definizione condivisa (e riconoscibile) dei prodotti biologici.

 

L’Unione fa la forza

A fare chiarezza nella certificazione e etichettatura della produzione biologica ci ha pensato in particolare l’Unione Europea che già alla fine degli anni ’90 aveva presentato un logo per la certificazione (ora non più valido e sostituito dal più recente, dettagli in basso), applicato in quel tempo solo su base volontaria da parte delle imprese. È poi con il Regolamento UE n. 834/2007 che si compie il primo passo verso una vera e propria armonizzazione dei requisiti obbligatori a livello comunitario, attraverso la definizione di uno standard unico per i prodotti biologici relativo alla disciplina di produzione, etichettatura, controlli e scambi con paesi terzi, con uguale applicazione in tutti i 27 Paesi Membri.

biologico_UE_laboratorioÈ infine a partire dal 1° luglio 2010 che l’utilizzo di un logo unico dell’Unione Europea trova applicazione obbligatoria all’interno dell’UE, con l’introduzione del cosiddetto “Euro-leaf” da parte del Regolamento (UE) 271/2010. Il logo (in alto) rappresenta l’unione della bandiera comunitaria e di una foglia (volta a simboleggiare natura e sostenibilità) ed è stato scelto in occasione di un concorso cui hanno partecipato più di 3000 studenti di design (vinto da uno studente tedesco).

Oltre al logo, la legislazione europea prevede che l’etichettatura di un prodotto biologico presenti anche l’indicazione del luogo di provenienza delle materie prime che lo compongono. La stessa normativa impone che queste informazioni siano facilmente visibili sull’imballaggio (più precisamente nello stesso campo visivo del logo comunitario) e che si faccia esplicito riferimento all’organismo di controllo che certifica il prodotto.

In alcuni casi, i simboli di carattere privato o nazionale coesistono con il logo europeo in quanto conosciuti dai consumatori a livello locale. L’Euro-leaf pertanto non è esclusivo siccome altri simboli possono fornire ulteriori informazioni quali, ad esempio, ulteriori certificazioni obbligatorie o volontarie.

 

Biologico a chi?

biologico_UE_caroteL’agricoltura biologica è definita in maniera efficace dalla Commissione Europea come un “sistema di produzione di prodotti alimentari gustosi ed autentici provenienti da lavorazioni agricole che rispettano la natura e il benessere degli animali e creano nuove opportunità per la gente delle aree rurali”. Secondo la regolazione europea, un prodotto bio può ottenere la certificazione se almeno il 95% dei suoi ingredienti è stato prodotto in maniera biologica, utilizzando cioè – durante le diverse fasi di produzione – esclusivamente sostanze autorizzate e ricorrendo a pratiche e procedure conformi ai requisiti normativi. Gli stessi criteri si applicano in maniera equivalente sia ai prodotti biologici prodotti nell’Unione Europea che alle importazioni.

Quali sono in pratica questi requisiti? Gli alimenti biologici devono, ad esempio, essere trattati senza aromi artificiali, coloranti o dolcificanti e non possono contenere organismi geneticamente modificati (OGM), questi ultimi ritenuti “incompatibili con il concetto di produzione biologica” (Regolamento (CE) N. 834/2007). La certificazione europea trova applicazione non solo per frutta e verdura ma anche per diversi prodotti biologici trasformati (come ad esempio pane, pasta, olio d’oliva, formaggi, birra) realizzati con prodotti-base biologici. La certificazione può essere presente anche per carne, pesce e uova qualora vengano rispettati i requisiti piuttosto stringenti definiti dalla regolazione (ad esempio gli animali devono avere accesso a spazi aperti e il foraggio deve essere prodotto secondo standard biologici).

 

Arriva il vino biologico!

Più di recente, al paniere dei prodotti certificabili “bio” si è aggiunto finalmente anche il vino (ultimo rispetto agli altri prodotti agricoli). Già a partire dalla vendemmia del 2012, infatti, sulle bottiglie che rispetteranno i requisiti previsti dalla regolamentazione comunitaria potrà comparire il marchio europeo di “vino biologico”. Tenore massimo di solfito e tenore di zucchero residuo assieme al divieto di ricorrere ad acido sorbico e desolforazione saranno, tra gli altri, le misure di cui tenere conto per valutare il rispetto dei termini legali.

 

Risorse (per saperne di più)